di Mario Pozzi*

Nell’editoriale di oggi sul Corriere della Sera, Giovanni Belardelli, attraverso la metafora colorita delle “rapine generazionali”, pone l’accento su una questione cruciale per l’Italia, quella del divario generazionale in termini di risorse.

Senza scomodare Marx, evitiamo di parlare di conflitto sociale come la firma del Corsera, ma è fuor di dubbio che i giovani italiani portano il peso del debito accumulato negli anni dalle precedenti generazioni, oltre a nascere e vivere in una condizione di deficit di risorse economiche, formative e lavorative senza paragoni con gli anni d’oro dei loro genitori e nonni, i cosiddetti boomers.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, relativi al 2019, sono 2 milioni i ragazzi italiani tra i 15 e i 19 senza occupazione e non inseriti in percorsi educativi o di formazione. La quota di NEET registrata in Italia è la più elevata tra i 27 Stati membri e supera di circa 10 punti il valore medio della stessa Unione europea (12,5%).

Un dato allarmante che deve farci riflettere su quanto sia importante mettere i giovani e le misure ad esse destinati al centro dell’agenda politica. Questa generazione è, infatti, quella che per la prima volta, dal secondo dopoguerra ad oggi, vivrà in condizioni peggiori dei propri padri.

Stando all’ultimo rapporto ISTAT, il tasso di disoccupazione giovanile rilevato nel mese di settembre scorso è pari al 29,7%, dato che ci fa guadagnare una maglia nera e salire sul podio tra i tre peggiori dell’UE.

I giovani italiani vivono costantemente nella difficoltà di intraprendere percorsi di indipendenza ed autodeterminazione, che passano necessariamente dalla possibilità di avere una propria casa, dall’essere in grado di potersi mantenere senza dipendere da terzi né tantomeno da aiuti e sussidi. Il lavoro è dignità e quest’ultima, troppo spesso, in Italia non si è stati in grado di garantirla.

Come sottolineato nei giorni scorsi dal Consiglio Nazionale dei Giovani (a cui aderisce anche la nostra organizzazione), il Next Generation Eu rappresenta una grande occasione per l’Italia per prevedere investimenti sostanziali e strutturali al fine di creare le condizioni per un futuro di sostenibilità e prosperità. Chiediamo dunque che venga rivisto il PNRR al fine di istituire uno specifico pilastro sulla Gioventù, con una previsione di spesa maggiore dei circa 4 miliardi presenti ad oggi nel piano presentato dal Governo Conte.

Abbiamo bisogno di investimenti sul tessuto produttivo affinché possa essere risanato il mondo del lavoro, abbiamo bisogno di supporto per le giovani famiglie e per l’accesso al credito per la prima casa. Abbiamo bisogno di ridare slancio alla nostra economia partendo da ciò che ci rende famosi nel mondo, dal Made in Italy alla cultura. Non dimentichiamo, poi, il terzo settore, fatto spesso di giovani professionisti e volontari, che hanno deciso di mettersi a disposizione dell’Italia anche nei momenti più duri, come i mesi del lockdown per il Covid-19. La solidarietà dimostrata non può essere dimenticata ora.

Ci auguriamo che il Presidente incaricato Draghi raccolga l’appello dei giovani, da questo passa il futuro della Nazione.

*Presidente Nazionale MODAVI Onlus