Stamattina il  MODAVI Onlus (Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano) ha presentato i risultati del Progetto “S.U.N.: Su, Unisciti a Noi! Percorsi di dialogo interculturale, integrazione e inclusione sociale”, in una conferenza stampa – alla presenza di parlamentari di tutti gli schieramenti  – presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. Il Progetto S.U.N., finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi della L.383/00, L. F, Annualità 2016, ha visto la realizzazione di un’ iniziativa a carattere nazionale di promozione dell’inclusione sociale, della conoscenza reciproca e del mutuo rispetto tra giovani migranti di prima e seconda generazione ed italiani.

Ad aprire la conferenza Federica Celestini Campanari, Presidente Nazionale del MODAVI che ha dichiarato di essere “orgogliosa di aver presentato oggi alla Camera dei Deputati i risultati raggiunti con il progetto SUN, realizzato nelle 20 regioni italiane che ci ha permesso di raccontare un altro modello di inclusione, quello nel quale – forti della propria identità e delle proprie radici – non c’è paura della diversità ma anzi curiosità di conoscere l’altro e di dialogare con culture, religioni, tradizioni diverse dalle nostre”.

Dalla ricerca condotta è emerso che nei nuclei familiari in cui entrambi i genitori provengono da un Paese estero, nel 42,8% dei casi si parla la lingua madre. Questo rappresenta un fattore di rischio che limita la possibilità di inclusione nel Paese di accoglienza. Rispetto al tema dell’isolamento, altro fattore di rischio, l’89,7% dichiara di non frequentare amici al di fuori della scuola, un dato importante per capire come i nostri bambini vivono le relazioni. Circa l’integrazione tra italiani e stranieri, emerge che il 26% dichiara di non frequentare coetanei stranieri, il 25,4% sostiene di farlo solo in classe, quindi oltre il 50% della popolazione coinvolta nell’indagine non vive relazioni con persone di diversa cultura.

Infine, sono interessanti i dati emersi sul fenomeno del bullismo: il 60% dei ragazzi che hanno assistito a episodi di bullismo dichiarano di non essere intervenuti per paura. Questo fa emergere la necessità di educare fin dall’infanzia non solo al rispetto dell’altro ma anche a non aver paura di agire, di parlare, di denunciare i soprusi e le violenze laddove necessario. Relativamente al bullismo subito e agito, e alla sua interazione con il genere e la nazionalità, si riscontra che in entrambi i casi sono i maschi stranieri ad esserne maggiormente protagonisti (6,4%) ma anche vittime (13,6%)  rispetto agli italiani coetanei e questo ci dimostra che non si è raggiunto il livello auspicabile di inclusione.

Secondo l’On. Maria Teresa Bellucci (FDI) “Fondamentale è occuparci dell’inclusione sociale e di come gestirla. In Italia abbiamo oltre cinque milioni di stranieri o di nati in Italia da genitori stranieri che sul tema dell’integrazione necessitano di risposte concrete. La ricerca presentata evidenzia la criticità di fenomeni come quello del bullismo, sia esercitato che subito, con una percentuale maggiore proprio per quei bambini figli di immigrati o con almeno un genitore straniero.”  Per l’ On. Maria Tripodi (FI): “La politica ha il dovere di lavorare affinchè non ci siano più conflittualità, guardando con favore ad organizzazioni come il Modavi, mettendo da parte gli slogan. Un progetto di integrazione come quello di stamattina fa bene alla società, perché educare le giovani generazioni porta un valore aggiunto.  On. Vito De Filippo (PD) “Mi fa piacere che il MODAVI onlus abbia voluto che fossero rappresentate tutte le forze politiche in questo incontro. La parola integrazione è il contrario di respingimento e l’Italia fa bene a produrre progetti di inclusion come questo .”  On. Gilda Sportiello (M5S) ”Come educatrice e non solo come parlamentare credo fortemente in questo tipo di progetti e nella necessità di aprire riflessioni trasversali come quella di stamattina. Riportiamo la persona al centro.” A concludere I lavori la Dott.ssa Simona Abate, psicologa e coordinatrice del progetto per la Provincia di Roma che posto l’accento sull’importanza di aver sperimentato la realtà immersive nelle scuole grazie alla tecnologia open Source dei Google Cardoboard. Uno strumento che la cosiddetta Psicologia Digitale sta introducendo con sempre maggiore frequenza proprio a partire dale attività che coinvolgono i più giovani.