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In ricordo di Don Antonio Mazzi

  Ieri ci ha lasciati Don Antonio Mazzi. Aveva 96 anni. Se n’è andato nella sua Cascina Molino Torrette, nel Parco Lambro di Milano, la casa che per decenni è stata cuore e simbolo di Exodus. Un luogo di strade, di volti segnati, di rinascite faticose e di una speranza che non si è mai arresa. Don Mazzi non era un prete da sacrestia. Era un uomo di strada, un educatore scomodo, un “pazzo di Dio” – come amava definirsi – che ha scelto di stare dalla parte dei ragazzi più difficili, quelli che la società spesso preferisce non vedere. Dalla Verona degli anni Trenta, da ragazzo irrequieto e orfano, fino alla fondazione di Exodus negli anni Ottanta, la sua vita è stata un’unica, tenace scelta: restituire dignità a chi sembrava averla perduta. Per oltre quarant’anni ha combattuto la tossicodipendenza non con proclami, ma con la presenza quotidiana. Ha inventato la Carovana Exodus, ha trasformato una cascina abbandonata in comunità di recupero, ha parlato chiaro in televisione e sui giornali senza mai addolcire le verità scomode. Ha detto più volte che dietro ogni giovane in difficoltà c’è prima di tutto una persona da incontrare, ascoltare, accompagnare. Non da “salvare” dall’alto, ma da camminare a fianco. Come Presidente del MODAVI sento il dovere di dire grazie. Grazie a chi ha dimostrato con i fatti che il volontariato non è un’attività residuale, ma una forza capace di cambiare esistenze. Grazie a chi ha ricordato a tutti noi che l’impegno sociale non può essere delegato solo alle istituzioni, ma nasce dal basso, dalle relazioni, dalla responsabilità di ciascuno. Il Terzo Settore, con la sua capacità di costruire relazioni di prossimità e percorsi di recupero personalizzati, resta un pilastro insostituibile nel contrasto alla dipendenza dalla droga, dove le reti associative offrono ascolto, accompagnamento e speranza concreta oltre le risposte istituzionali. Don Mazzi ci lascia un’eredità impegnativa. Non un monumento da ammirare, ma una domanda continua: siamo disposti, ancora oggi, a stare vicino a chi sta ai margini? Siamo pronti a costruire comunità che non lascino indietro nessuno, soprattutto i giovani che faticano a trovare un posto nel mondo? Nel giorno del suo addio, il MODAVI si unisce al cordoglio della famiglia di Exodus, dei suoi collaboratori, dei migliaia di ragazzi e ragazze che grazie a lui hanno ritrovato una strada. Don Antonio, grazie per la tua vita spesa senza risparmi. Continueremo a camminare sulla strada che hai aperto. Francesco Piemonte

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Ora come 30 anni fa

  Alcuni progetti che iniziano con un’idea, altri con una sfida. Il MODAVI, trent’anni fa, è nato da una scelta: quella di mettere le persone al centro, convinti che il volontariato, la partecipazione e il Terzo Settore potessero contribuire concretamente a migliorare la società. Da allora sono cambiate molte cose: i contesti, le esigenze, le generazioni e anche gli strumenti con cui operiamo. Quello che non è mai cambiato è lo spirito con cui affrontiamo ogni progetto, ogni iniziativa e ogni nuova sfida. Il video che trovate in questa pagina nasce proprio da questo desiderio: fermare per qualche minuto il tempo e ripercorrere insieme trent’anni di storia. Dietro questi pochi minuti ci sono mesi di lavoro. Abbiamo cercato fotografie dimenticate negli archivi, recuperato immagini provenienti da ogni parte d’Italia e dalle nostre missioni all’estero, ricostruito passaggi importanti della vita associativa e raccolto le testimonianze di tutti i Presidenti che hanno guidato MODAVI in questi trent’anni. Un lavoro fatto con grande cura, perché ogni fotografia rappresentava un pezzo della nostra identità. Tutte le immagini sono state animate grazie all’intelligenza artificiale. Non per sostituire la memoria, ma per renderla ancora più viva. Durante questo percorso ci siamo emozionati più volte davanti a fotografie che raccontavano persone, progetti, amicizie e momenti che hanno lasciato un segno nella storia della nostra associazione. Per questo la proiezione del video durante la Cena di Gala del trentennale è stata uno dei momenti più intensi dell’intera celebrazione: vedere gli ex Presidenti, i volontari, gli amici di MODAVI e tutti gli ospiti riconoscersi in quelle immagini, sorridere, emozionarsi e rivivere insieme tanti ricordi è stato il riconoscimento più bello del lavoro svolto. Questo video non racconta soltanto ciò che abbiamo fatto, ma anche e soprattutto chi siamo stati e chi continuiamo a essere. Racconta migliaia di persone che, in trent’anni, hanno dedicato tempo, competenze, passione e impegno per costruire qualcosa che andasse oltre il singolo progetto o la singola iniziativa. Perché il MODAVI non è fatto di eventi, ma di persone. Guardando queste immagini ritroverete una parte della nostra storia ma, soprattutto, troverete le radici del nostro futuro. Perché il modo migliore per celebrare trent’anni di cammino non è fermarsi a guardarli con nostalgia. È continuare a costruire i prossimi.  Francesco Piemonte

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Al via da Salerno il percorso nazionale del progetto dedicato a Enrico Mattei: università, giovani e Terzo Settore insieme per costruire nuove opportunità di cooperazione internazionale

Dopo l’evento iniziale tenutosi lo scorso 28 aprile presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al via da Salerno il percorso nazionale del progetto dedicato a Enrico Mattei: università, giovani e Terzo Settore insieme per costruire nuove opportunità di cooperazione internazionale Si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno il seminario “L’attualità della visione di Enrico Mattei”, primo appuntamento del progetto nazionale “Enrico Mattei: cooperazione internazionale, Africa e nuove generazioni”, promosso da MO.D.A.V.I. APS-RA con il supporto del Ministro per lo Sport e i Giovani, attraverso la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’iniziativa nasce in occasione del 120° anniversario dalla nascita di Enrico Mattei con un obiettivo preciso: trasformare la memoria di una delle figure più significative della storia economica e industriale italiana in uno strumento di riflessione e di progettazione concreta rivolto alle nuove generazioni, valorizzando il ruolo della cooperazione internazionale, il protagonismo giovanile e il contributo del Terzo Settore. Ad aprire i lavori è stata l’introduzione istituzionale di Gianfranco Macrì, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno e successivamente quella di Francesco Piemonte Presidente nazionale del MO.D.A.V.I. APS-RA Il confronto ha visto gli interventi di Franco Amatori dell’Università Bocconi, intervenuto in collegamento da remoto, Amedeo Lepore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e Stefania Ecchia dell’Università degli Studi di Salerno, con le conclusioni affidate a Paolo Piciocchi economista dell’Università degli Studi di Salerno. Moderazione a cura di Gianluca Luise. Al centro del dibattito il significato contemporaneo della lezione di Mattei e la necessità di costruire relazioni internazionali fondate sulla cooperazione, sullo sviluppo reciproco e sulla capacità di generare opportunità per le nuove generazioni. Nel suo intervento, Francesco Piemonte, Presidente MO.D.A.V.I. APS-RA, ha sottolineato il significato più profondo dell’iniziativa: «Ricordare Enrico Mattei non significa guardare indietro con nostalgia, ma recuperare una visione capace di parlare ai giovani, creare opportunità e rafforzare il ruolo del Terzo Settore e della cooperazione internazionale come strumenti concreti di sviluppo e crescita per il Paese». L’incontro di Salerno rappresenta il primo appuntamento di un percorso nazionale che proseguirà l’11 giugno presso la LUISS Guido Carli di Roma, il 5 ottobre all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e il 16 ottobre all’Università degli Studi di Siena, coinvolgendo complessivamente oltre 350 giovani under 30 in attività di approfondimento, confronto e partecipazione. Elemento distintivo del progetto sarà il coinvolgimento diretto degli studenti: ciascun Ateneo individuerà infatti cinque partecipanti, selezionati tra coloro che prenderanno parte ai seminari, che saranno coinvolti attivamente nei tavoli di lavoro dell’evento conclusivo nazionale. Accanto al percorso universitario, nei mesi di ottobre e novembre, MO.D.A.V.I. realizzerà una serie di giornate di lavoro dedicate al mondo del volontariato e agli enti del Terzo Settore nelle federazioni regionali di Campania, Puglia e Sicilia, coinvolgendo prioritariamente gli affiliati e le realtà territoriali interessate. Saranno momenti di confronto operativo finalizzati a raccogliere esperienze, costruire proposte e valorizzare il contributo del Terzo Settore nell’ambito delle nuove prospettive di cooperazione internazionale. Il percorso culminerà infine a Roma nel mese di dicembre con l’evento finale di due giornate “Piano Mattei: nuove opportunità di sviluppo e cooperazione internazionale per i giovani e il Terzo Settore”, promosso da MO.D.A.V.I. APS-RA. L’iniziativa vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, delle università coinvolte nel progetto, dei MO.D.A.V.I. regionali e del Terzo Settore, insieme a operatori, enti giovanili, studiosi e ricercatori, con l’obiettivo di approfondire strategie di diplomazia, cooperazione allo sviluppo e investimento nei Paesi del Piano Mattei in un’ottica di crescita concreta per le nuove generazioni e per il sistema associativo italiano. Non una celebrazione del passato, dunque, ma un percorso nazionale di ascolto, formazione e costruzione di proposte che intende trasformare la visione di Enrico Mattei in un’opportunità concreta per il futuro del Paese.

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«Il Terzo Settore leva strategica per il successo del Piano Mattei»

Il Piano Mattei come leva strategica per il posizionamento internazionale dell’Italia e il Terzo Settore come elemento decisivo per trasformare la visione in risultati concreti. È questo il messaggio emerso nel corso dell’incontro “Enrico Mattei: cooperazione internazionale, Africa e nuove generazioni”, promosso da Modavi presso la Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in occasione del 120° anniversario della nascita di Enrico Mattei. L’evento, realizzato nell’ambito del progetto cofinanziato dal Ministro per lo Sport e i Giovani attraverso la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale, ha segnato l’avvio di un percorso più ampio che coinvolgerà atenei italiani e territori, con l’obiettivo di approfondire il ruolo dell’Italia nella cooperazione internazionale e le prospettive aperte dal Piano Mattei. Ad aprire i lavori è stato il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che ha evidenziato il valore del Piano Mattei come strumento di cooperazione capace di coinvolgere attivamente le nuove generazioni, sottolineando il ruolo dello sport e delle politiche giovanili nella costruzione di relazioni tra comunità e territori, coniugando lo sviluppo economico con la generazione di valore reale per tutte le Nazioni coinvolte. Un approccio improntato al bene che crea bene mettendo sempre la persona al centro. Il Ministro Abodi ha poi sottolineato la centralità di realtà come Modavi e del Terzo Settore tout-court per la concretizzazione del Piano Mattei sui territori. Il Presidente del Modavi Francesco Piemonte ha posto l’accento sulla dimensione operativa del Piano: «Il Piano Mattei rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, ma perché si traduca in risultati concreti servono soggetti capaci di lavorare sui territori, coinvolgere le comunità e garantire continuità. Il Terzo Settore è una leva strategica per il successo del Piano Mattei». Piemonte ha poi illustrato l’attività di Modavi nell’ambito della cooperazione internazionale, un’esperienza ormai ventennale che vede progetti in essere in diverse nazioni, tra cui il Kenya, dove Modavi ha una propria sede operativa. Nel primo panel, dedicato al passaggio dalla visione di Enrico Mattei al Piano Mattei, Barbara Mineo, Responsabile Local Development Programs & Corporations di Eni, ha richiamato l’attualità del modello matteiiano, evidenziando come la cooperazione basata su interesse reciproco e sviluppo condiviso rappresenti ancora oggi un elemento centrale nei progetti internazionali. In particolare, la rappresentante di Eni si è soffermata sull’approccio dual-flag impostato da Enrico Mattei improntato, cioè, sul superamento delle logiche figlie del colonialismo e sul rapporto tra pari con i partner africani. Infine, Mineo ha sottolineato la trasposizione di questo approccio nell’operato di Eni in tutti i 60 Paesi in cui è presente.  Alessandro Zehentner, Presidente di Snam e Fondazione Snam, ha sottolineato l’importanza di integrare infrastrutture e impatto sociale, anche attraverso le attività della Fondazione Snam, come leva per uno sviluppo sostenibile dei territori: un modello virtuoso replicabile anche all’estero anche in partnership con Enti di Terzo Settore. Lorenzo Ortona, Coordinatore Vicario della Struttura di missione per il Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha indicato tra le priorità del Piano la necessità di una governance efficace e coordinata, evidenziando come la capacità di esecuzione rappresenti il vero banco di prova. Nel suo intervento, Ortona ha rappresentato in modo estremamente efficace ogni substrato della fittissima rete organizzativa che intreccia tutti i livelli: istituzioni, imprese e attori locali. Il secondo panel ha posto al centro il ruolo delle nuove generazioni. Federica Celestini Campanari, Presidente dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, ha ribadito la necessità di costruire percorsi strutturati capaci di rendere i giovani protagonisti delle politiche di cooperazione internazionale, sottolineando come proprio i giovani – per l’assenza di sovrastrutture e pregiudizi – possano rivelarsi come il vero valore aggiunto per un progetto ambizioso come il Piano Mattei. Sulla stessa linea Leonardo Samà, Segretario Generale del Consiglio Nazionale Giovani, che ha evidenziato il passaggio da giovani destinatari a attori di sviluppo, sottolineando il ruolo della partecipazione e della diplomazia dal basso.  Massimiliano Montini, dell’Università di Siena, ha approfondito le sinergie tra il Piano Mattei e il Global Gateway europeo, affermando convintamente che l’eredità di Enrico Mattei rappresenti il cuore delle politiche sulla cooperazione internazionale portate avanti dall’Unione Europea. Dal canto suo, Paolo Piciocchi, dell’Università di Salerno, ha richiamato il peso delle interdipendenze economiche tra Europa e Africa e la necessità di costruire nuove traiettorie di sviluppo più equilibrate e basate su una sempre maggiore predisposizione alla comunicazione e alla conoscenza reciproca, come modalità imprescindibile per conoscere i nostri interlocutori e ottenere risultati concreti.  Raffaele Marchetti, dell’Università LUISS Guido Carli, ha infine offerto una lettura geopolitica, evidenziando l’attualità della visione di Enrico Mattei e il ruolo di Africa e Mediterraneo come spazio strategico condiviso, anche in un’ottica di sovranità energetica e della riaffermazione della matrice identitaria italiana, la cui vocazione guarda al Mediterraneo. Contesto nel quale, ha chiuso Marchetti, l’Italia può giocare un ruolo da protagonista nel Vecchio Continente. In chiusura, il Presidente Modavi Francesco Piemonte ha ribadito che: «Il Piano Mattei può rappresentare una svolta, ma solo se sarà in grado di generare impatto reale. Il Terzo Settore, per la sua capacità di radicamento e di intervento sui territori, è uno degli attori chiave per trasformare questa strategia in sviluppo concreto».  Alessandro Nardone, Responsabile Comunicazione Modavi, ha quindi chiuso i lavori sottolineando che «Enrico Mattei ebbe il coraggio di sfidare ordini precostituiti invertendo il paradigma. Riuscì in un intento così alto perché credeva fermamente che l’Italia potesse conquistare l’indipendenza energetica, che l’Eni avesse le potenzialità per competere con le “Sette sorelle” e che i partner africani dovessero essere trattati con pari dignità. Il Governo Meloni si muove su questa linea con il Piano Mattei: una scelta strategica che rafforza l’Italia, in cui il Terzo Settore si conferma un fattore determinante». Dal confronto è emersa con chiarezza la necessità di un approccio integrato, capace di mettere insieme visione istituzionale, capacità industriale e radicamento territoriale, con il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni.

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Terzo settore, il MODAVI al Senato con le principali reti del volontariato

  Il ruolo del Terzo settore nella società italiana e le sfide che attendono il mondo del volontariato saranno al centro del convegno “Oltre le appartenenze – Il Terzo settore come pilastro di coesione sociale”, in programma martedì 10 marzo alle ore 15:30 presso il Senato della Repubblica, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma. L’iniziativa è promossa dal Senatore Lucio Malan e riunirà istituzioni e rappresentanti delle principali realtà associative italiane per un confronto sulle prospettive del non-profit. In un contesto storico segnato da profonde trasformazioni economiche e sociali, il Terzo settore si conferma un attore sempre più centrale nella capacità del Paese di rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini. Le organizzazioni di volontariato e di promozione sociale rappresentano infatti un presidio fondamentale nei territori, contribuendo alla costruzione di reti di solidarietà, inclusione e partecipazione civica. Il convegno sarà aperto dagli interventi del Senatore Lucio Malan e del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, con delega al Terzo settore. Seguirà la tavola rotonda moderata dalla giornalista Katia Arrighi, con la partecipazione di rappresentanti di alcune tra le più importanti organizzazioni del non-profit italiano. Tra i protagonisti del confronto ci sarà Francesco Piemonte, Presidente nazionale del MODAVI, che porterà il contributo dell’associazione sul ruolo del volontariato e sulla necessità di rafforzare il rapporto tra istituzioni e Terzo settore. «Il Terzo settore è una colonna portante della nostra società e merita attenzione, ascolto e strumenti adeguati per continuare a svolgere la propria missione. Il Governo Meloni sta dimostrando grande sensibilità verso questo mondo, riconoscendone il valore strategico e lavorando per rafforzarne il ruolo. È la strada giusta: quando istituzioni e volontariato collaborano, si costruisce una risposta più forte ai bisogni reali delle comunità». Accanto al presidente del MODAVI interverranno anche Antonino Viti (ACSI), Pina Esposito (AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), Claudio Barbaro (ASI), Oscar Bianchi (AVIS), Rosario Valastro (Croce Rossa Italiana), Bruno Molea (FICTUS), Domenico Giani (Confederazione Nazionale delle Misericordie), Emanuele Buffolano (MODAVI Protezione Civile), Antonio Affinita (MOIGE), Juri Morico (OPES) e Antonino La Spina (UNPLI). Il confronto affronterà alcuni dei temi più rilevanti per il futuro del non-profit italiano: dalle difficoltà burocratiche al rapporto con le istituzioni, fino alla necessità di rafforzare la rappresentanza del Terzo settore come spazio di confronto capace di superare logiche di appartenenza e divisioni. L’impegno del MODAVI nel promuovere il volontariato e realizzare progetti sociali su tutto il territorio nazionale dimostra come l’associazionismo possa rappresentare una leva concreta di sviluppo sociale, soprattutto nelle attività di prevenzione, educazione e sostegno alle comunità Il convegno al Senato rappresenterà dunque un momento di dialogo importante tra istituzioni e associazioni, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo del Terzo settore come motore di coesione sociale e partecipazione civica nel Paese.

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Servizio Civile Universale, otto posti con il MODAVI a Roma. Hai tempo fino al 16 aprile, ecco come fare

È stato pubblicato il Bando per la selezione di 65.964 operatori volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Universale da realizzarsi in Italia e all’estero tra il 2026 e il 2027. C’è tempo fino alle ore 14.00 dell’8 aprile 2026 per presentare domanda. Tra le opportunità disponibili, il MODAVI mette a disposizione otto posti presso la sede nazionale di Roma, offrendo ai giovani un’esperienza concreta nel mondo del volontariato e dell’impegno civico. I numeri del bando Nel dettaglio: 64.479 volontari saranno avviati in servizio in progetti da realizzarsi in Italia; 1.485 volontari saranno impiegati in progetti da realizzarsi all’estero. I progetti hanno una durata di 12 mesi, con un impegno di 25 ore settimanali oppure un monte ore annuo proporzionato alla durata. Gli operatori volontari selezionati sottoscrivono un contratto con il Dipartimento che prevede un assegno mensile di 519,47 euro, salvo eventuali aggiornamenti ISTAT. Gli otto posti con il MODAVI Il MODAVI – Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano – selezionerà otto operatori volontari presso la sede nazionale di Roma, in Via XX Settembre 49. Il progetto si svolge all’interno del Progetto SFERA, attivo in un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Oggi quello spazio è un centro dedicato alla prevenzione, al supporto sociale e alla promozione di stili di vita sani. Scegliere il MODAVI significa entrare in una realtà nazionale che lavora ogni giorno per rafforzare la cultura del volontariato, la legalità e la responsabilità sociale. Come presentare domanda Per partecipare è necessario seguire questi passaggi: Individuare il progetto di interesse tramite il motore di ricerca “Scegli il tuo progetto in Italia” o “Scegli il tuo progetto all’estero” disponibile sul sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale. Presentare domanda esclusivamente online attraverso la piattaforma DOL – Domanda On Line, all’indirizzo: https://domandaonline.serviziocivile.it L’accesso alla piattaforma avviene tramite: SPID (livello di sicurezza 2); Carta di Identità Elettronica (CIE); credenziali rilasciate dal Dipartimento per cittadini UE o extra UE regolarmente soggiornanti che non possano ottenere SPID. Le domande devono essere inviate entro e non oltre le ore 14.00 del 16 aprile 2026. Perché candidarsi Il Servizio Civile Universale è un’occasione per mettersi in gioco, acquisire competenze, lavorare in squadra e contribuire in modo concreto al bene comune. È un anno che può incidere sul proprio percorso personale e professionale, offrendo strumenti, esperienza e responsabilità. Il tempo è limitato. Se vuoi candidarti con il MODAVI, il momento di farlo è adesso.

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Alcol, gioco e nuove fragilità: la fotografia dei giovani nei dati del progetto VIA

Sono stati presentati a Viterbo, nell’ambito dell’evento conclusivo nazionale del progetto «V.I.A. – Volontari in Azione, in viaggio contro le dipendenze», i risultati dell’indagine condotta da MO.D.A.V.I. – Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano durante il truck tour che ha attraversato diverse regioni italiane. L’indagine ha coinvolto un campione di 2.585 ragazzi, prevalentemente nella fascia d’età 15–35 anni, restituendo una fotografia aggiornata e realistica dei comportamenti giovanili, delle percezioni del rischio e dei bisogni emergenti in materia di prevenzione. Sul fronte delle sostanze, la maggioranza dei giovani dichiara di non farne uso, ma il dato va letto con attenzione: il 29,1% riferisce un primo contatto con una sostanza prima dei 16 anni, segnale che evidenzia una precocità dell’esposizione e una normalizzazione della sperimentazione, in particolare per la marijuana, percepita come meno rischiosa rispetto ad altre droghe. Parallelamente, il 65% dichiara un consumo almeno occasionale di alcol, con esordi spesso anticipati, mentre un giovane su cinque (20%) utilizza forme di gioco con denaro online, spesso considerate innocue. Accanto ai comportamenti a rischio, emergono però anche elementi di segno positivo: oltre il 50% dei giovani compie gesti solidali spontanei e informali, pur a fronte di una partecipazione strutturata al volontariato ancora contenuta (tra il 7% e il 12%). Rilevante infine la domanda latente di prevenzione, con circa il 30% dei giovani interessato a campagne di sensibilizzazione e servizi di ascolto, a conferma della necessità di interventi più prossimi, continui e radicati nei territori. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali, con gli interventi del Sindaco di Viterbo, Chiara Frontini, del Prefetto di Viterbo, Dott. Sergio Pomponio, dell’on. Mauro Rotelli, Presidente dell’VIII Commissione parlamentare, dell’on. Daniele Sabatini, Consigliere regionale del Lazio e Vicepresidente della XIII Commissione, dell’on. Giulio Menegali Zelli Iacobuzi, Consigliere regionale del Lazio, e della Vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna. Nel suo intervento, l’on. Mauro Rotelli ha sottolineato il valore dell’iniziativa: «Il progetto VIA conferma il ruolo centrale del volontariato nel rafforzare il tessuto civile del Paese e l’importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità locali». La sessione centrale della mattinata è stata dedicata alla presentazione dei risultati del progetto VIA, introdotta dalla proiezione del video finale di progetto. Il Presidente nazionale di MO.D.A.V.I., Francesco Piemonte, ha tracciato il senso politico e culturale del percorso: «Il progetto VIA nasce da una convinzione precisa: la prevenzione non è una campagna informativa, ma una scelta di campo. I dati che presentiamo oggi raccontano una generazione che non è persa, ma spesso lasciata sola. Raccontano giovani che si muovono in una normalizzazione diffusa dei comportamenti a rischio, soprattutto sull’alcol, ma che allo stesso tempo esprimono una forte domanda di senso, di relazioni autentiche e di responsabilità. Il volontariato, se vissuto come esperienza concreta e non come retorica, può essere una risposta potente. VIA ha dimostrato che andare fisicamente incontro ai ragazzi, nei territori, nei luoghi che abitano, è l’unico modo serio per fare prevenzione. Non servono lezioni dall’alto, serve presenza, ascolto e coerenza». A seguire, i professori dell’Università di Salerno Paolo Piciocchi e Felice Addeo hanno presentato la relazione scientifica sui risultati, offrendo una lettura interpretativa dei dati e soffermandosi sulla normalizzazione di alcuni comportamenti a rischio, sulla precocità dell’esposizione e sull’importanza del contesto relazionale e territoriale nei percorsi di prevenzione. È intervenuto quindi il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, che ha sottolineato il valore strategico del progetto: «I dati del progetto VIA ci restituiscono una fotografia autentica del mondo giovanile, fatta di fragilità ma anche di risorse. La prevenzione funziona quando è concreta, quando entra nei luoghi di vita dei ragazzi e quando il volontariato diventa un’esperienza reale di crescita, responsabilità e cittadinanza attiva». La mattinata si è conclusa con il workshop «Esci dal display», a cura di Alessandro Nardone, responsabile comunicazione MO.D.A.V.I., dedicato al tema delle nuove dipendenze e dell’uso eccessivo dello smartphone, con particolare attenzione all’impatto dell’iperconnessione sulle relazioni, sull’attenzione e sul benessere dei giovani. Nel pomeriggio, il panel «In viaggio contro le dipendenze» ha visto il videomessaggio del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, insieme agli interventi della psicologa e criminologa Tonia Bardellino, del Sindaco di Corleone, Walter Rà, dell’on. Maria Chiara Iannarelli, Vicepresidente della IX Commissione regionale del Lazio, e di Alessandro Zehentner, Presidente SNAM e Fondazione SNAM. A moderare l’incontro Ulderico de Laurentiis, Vicepresidente nazionale del MO.D.A.V.I. La giornata si è conclusa con il panel «Volontari in azione», dedicato al ruolo dei giovani e delle associazioni, con gli interventi di Simone Ubertazzo, Presidente MO.D.A.V.I. Giovani e Stili di Vita Sani, Andrea Soresi di MO.D.A.V.I. Argentina, la testimonianza della volontaria Elena Spinucci (in collegamento online), Edoardo Italia, Presidente del Consiglio Nazionale Giovani, Domenico Carbone, Presidente ANCI Giovani, Federica Celestini Campanari, Presidente dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. A moderare il confronto Vincenzo Riemma, Consigliere di Presidenza del Consiglio Nazionale Giovani. Ogni intervento ha confermato il progetto VIA come un’esperienza capace di integrare analisi dei dati, ascolto diretto e azione concreta, ponendo le basi per un lavoro futuro condiviso tra istituzioni, Terzo Settore e comunità locali. Con l’evento di Viterbo si conclude formalmente il progetto VIA, aprendo una nuova fase di impegno per rafforzare modelli di prevenzione fondati su prossimità, responsabilità e protagonismo giovanile.    

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MODAVI Puglia lancia la sfida digitale con AppAbility

MODAVI Puglia guarda al futuro e sceglie l’innovazione digitale come alleata per rafforzare la propria missione a favore dei giovani e della comunità. Grazie alla collaborazione con AppAbility, piattaforma che permette di creare app accessibili e personalizzate senza competenze tecniche, le iniziative dell’associazione diventano ancora più vicine ai cittadini. L’app sarà il punto di riferimento per rimanere aggiornati su tutte le attività e gli eventi dei progetti come V.I.A. – Volontari in Azione, Mens Sana e OrientaMENTE, offrendo in un unico spazio digitale calendario, materiali multimediali, opportunità di volontariato e sportelli di ascolto. La vera novità sta nel coinvolgimento diretto delle nuove generazioni, che potranno partecipare attivamente attraverso quiz, sfide educative e strumenti di gamification, sentendosi parte integrante delle campagne di sensibilizzazione promosse da MODAVI. Allo stesso tempo, questionari e strumenti di feedback renderanno più semplice monitorare i bisogni dei territori e migliorare l’efficacia dei progetti. Un approccio innovativo che non sostituisce la dimensione tradizionale del volontariato, ma la arricchisce con nuove possibilità di interazione e partecipazione. “Con AppAbility vogliamo parlare il linguaggio delle nuove generazioni – spiegano da MODAVI Puglia – offrendo un canale dinamico e innovativo che rafforzi la nostra missione: costruire una società libera dalle dipendenze, inclusiva e attenta al benessere di tutti”. La tecnologia, se usata con responsabilità, diventa così un potente strumento di crescita individuale e collettiva, capace di rafforzare i valori della solidarietà e della cittadinanza attiva. Con questa scelta, MODAVI Puglia dimostra che il volontariato può aprirsi al digitale senza rinunciare alle proprie radici, trasformando la partecipazione in un’esperienza concreta, condivisa e sempre più a portata di mano.

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Il Presidente Francesco Piemonte al Forum del Terzo Settore

  Il Presidente nazionale del MODAVI, Francesco Piemonte, è intervenuto oggi nel corso dell’Assemblea elettiva del Forum del Terzo Settore, per chiarire la posizione del Movimento rispetto al processo di elezione del nuovo Portavoce e del Coordinamento. Nel suo intervento, Piemonte ha ribadito l’importanza dei valori fondativi del Forum, esprimendo un dissenso chiaro ma costruttivo sulle modalità con cui si è arrivati alla composizione della nuova governance. «Non è in discussione la qualità delle persone coinvolte, ma il metodo – ha dichiarato –. È mancato quel percorso di ascolto e di confronto che avrebbe dovuto precedere una decisione così importante e che rappresenta l’essenza stessa del Terzo Settore.» Il Presidente ha sottolineato come il Forum debba continuare a essere una casa comune, realmente rappresentativa delle tante realtà associative che ne fanno parte. «Il Forum dovrebbe essere una piazza aperta e viva, capace di dare voce a tutte le organizzazioni che lo compongono. Le decisioni che riguardano tutti non possono essere prese da pochi», ha aggiunto. Da oltre trent’anni il MODAVI è impegnato nella promozione di stili di vita sani, partecipazione giovanile e volontariato diffuso, fondando ogni azione sui principi di trasparenza, inclusione e responsabilità. Principi che, ha ricordato Piemonte, devono rimanere alla base di ogni processo decisionale che coinvolge il Terzo Settore. «Il nostro impegno – ha concluso – è quello di continuare a lavorare all’interno del Forum con spirito propositivo e collaborativo, chiedendo che vengano ristabilite regole di partecipazione trasparenti e inclusive, affinché il Forum possa tornare a essere un autentico punto di riferimento per tutte le realtà del volontariato italiano.» Con questo intervento, il Presidente del MODAVI ha voluto richiamare il valore originario del Forum come luogo di confronto e di crescita collettiva, invitando tutte le organizzazioni aderenti a riflettere sulla necessità di un dialogo aperto, sincero e costruttivo per il bene dell’intero Terzo Settore.

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Progetto SMILE: un viaggio che cambia la prospettiva. Dall’Italia al Kenya, andata e ritorno

  C’è un momento in cui tutto cambia. A volte accade lentamente, a volte in un istante. Per Paolo Schetter e Alessandro Paolini, è accaduto in Kenya, nella Contea di Meru, durante la missione conclusiva del progetto SMILE – Development for Kenyan Women. Un’esperienza che ha dato volto, voce e sostanza a un’iniziativa nata per migliorare le condizioni socio-economiche di 40 donne della comunità rurale di Chaaria, attraverso la formazione, l’agricoltura sostenibile e la cooperazione. «Avevo pregiudizi. E anche paura.» Così comincia il racconto di Paolo Schetter, uno dei due delegati MO.D.A.V.I. giunti in Kenya. «Non ero mai stato in Africa. Pensavo fosse un luogo ostile, povero, da evitare. Immaginavo un contesto difficile, quasi pericoloso. Di quell’Africa di cui parlano certi libri, col cosiddetto “mal d’Africa”, pensavo fosse solo una moda per viaggiatori benestanti. Poi sono partito. E qualcosa è cambiato.» Durante la missione, Paolo e Alessandro hanno incontrato le beneficiarie del progetto, assistito alle ultime fasi della formazione e preso parte alla nascita ufficiale della Modavi Sunflower Farmers Co-operative Society Limited, la cooperativa che oggi rappresenta il punto di arrivo – e al tempo stesso di partenza – del percorso SMILE. «Quello che mi ha colpito di più è stata la dignità,» continua Paolo. «Donne e uomini che con poco – a volte meno di niente – erano pronti a condividere tutto con noi. Girasoli, olio, racconti, sorrisi. Non dimenticherò mai quella sensazione: in pochi luoghi al mondo mi sono sentito così profondamente a casa. E quando sono tornato, per quattro notti di fila ho sognato di essere ancora lì. Non mi era mai successo.» Anche Alessandro Paolini, che ha seguito il progetto dalla sede centrale, ha vissuto la missione come un momento di verità. «Essere lì ha dato concretezza a tutto il lavoro svolto in Italia,» racconta. «Abbiamo riscontrato delle criticità, certo – come i ritardi burocratici e la gestione delle risorse idriche – ma anche progressi evidenti: l’entusiasmo delle donne, l’efficacia della formazione, la solidità con cui è stata avviata la cooperativa. SMILE ha messo radici, e ora guarda a un futuro di autosufficienza e sviluppo.» Per il MO.D.A.V.I., il progetto SMILE rappresenta una visione chiara di cosa significa cooperazione internazionale: ascolto, relazioni, condivisione. Lo sottolinea il presidente Francesco Piemonte: «SMILE dimostra che si può fare cooperazione in modo serio, concreto e umano. Abbiamo investito su persone vere, su un’economia circolare e su un modello comunitario. La nascita della cooperativa non è solo un risultato progettuale, ma l’inizio di una trasformazione duratura, costruita dal basso. È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire, anche all’interno delle strategie del Piano Mattei.» Oggi, grazie a SMILE, 40 donne della Contea di Meru sono pronte a camminare sulle proprie gambe, sostenute dalla forza del gruppo e da una visione condivisa. Ma qualcosa è cambiato anche per chi ha avuto il privilegio di accompagnarle in questo cammino. È questa, forse, la più grande lezione del progetto SMILE: che la cooperazione internazionale non è solo un trasferimento di risorse, ma un incontro. E che da quell’incontro possono nascere non solo nuove economie, ma anche nuove consapevolezze. In chi riceve, e in chi parte. Andata e ritorno. Ma con una prospettiva diversa.

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