Nell’ambito del Progetto “Faro: Azioni di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne“, realizzato da MODAVI ONLUS e IDEAZIONE CIAO, con il finanziamento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato possibile realizzare l’indagine conoscitiva “AFRODITE” sui differenti aspetti della violenza tra pari, con uno specifico focus sulla violenza di genere. L’indagine è stata condotta su un campione di adolescenti frequentanti diversi istituti secondari di secondo grado distribuiti su tutto il territorio nazionale, tramite la somministrazione di questionari.

I partecipanti sono stati in totale 2.513, di età è compresa tra i 13 ai 21 anni, il 93,6% dei quali di nazionalità italiana. Il campione preso in esame è inoltre composto per il 65% da ragazze e per il 35% da ragazzi. Nello specifico, lo scopo dell’indagine è quella di fornire una stima dell’incidenza del sessismo e della condivisione degli stereotipi di genere “tradizionali” ed esplorare le possibili opinioni che sostengono la violenza di genere.

Dalla presente indagine nazionale sono emersi dati estremamente interessanti che arricchiscono la riflessione circa le modalità attraverso le quali sia possibile affrontare la violenza di genere. In particolare, si è rilevato che, sebbene le ragazze riportano maggiori atteggiamenti sessisti rispetto ai ragazzi, per l’esattezza il 37.94% contro il 36.87, il sessismo delle ragazze è in maggioranza “benevolo” e non “ostile”. Per sessismo benevolo si intende la prospettiva secondo la quale l’altro sesso è considerato più debole e fragile, perciò deve essere protetto e tutelato. Quello dei ragazzi verso le ragazze, invece, è un sessismo più “ostile”, secondo il quale le ragazze sarebbero inferiori in abilità, competenze e potere, pertanto non degne di rispetto. I ragazzi, inoltre, mostrano un livello più elevato di accettazione dei comportamenti violenti verso l’altro genere: il 16,76% contro il 15,76% da parte delle ragazze. In questo contesto “l’uso di droga o alcol da parte di un uomo”, “il tradimento delle donna”, “la provocazione da parte della donna” e la “preoccupazione dell’uomo per il comportamento della donna” possano giustificare gesti violenti. Mentre “la provocazione” e “il tradimento” sembrano essere le condizioni che per la totalità del campione, al di là delle differenze di genere, possono giustificare maggiormente la violenza contro le donne. Infine, dall’indagine emerge che i partecipanti che hanno subito violenza fisica da parte dei genitori e con una visione stereotipata dei generi, sono più propensi a “normalizzare” gli atti di violenza inflitti alle donne.

Per concludere, il Progetto FARO, attraverso tale indagine e la Campagna Nazionale di prevenzione e contrasto della violenza di genere, ha dimostrato che Istituzioni, Terzo Settore e società civile possono cooperare insieme per ottenere un vero e profondo cambiamento culturale, perseguendo azioni di sostegno alle donne che tengano conto delle “Tre P” della Convenzione di Istanbul: Prevenzione dei reati, Protezione della Vittima e certezza della Pena. Questo è lo spirito che ha contraddistinto il progetto “FARO”, perché difendere la vittima di violenza è un dovere di tutti, nessuno escluso.

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